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La storia dell'aerografo, invenzione di un eccentrico gioielliere

La storia dell'aerografo


L’aerografo è uno strumento per lavori artigianali, ma che possiamo definire anche artistici, e tutt’oggi è molto diffuso sia tra i professionisti dell’aerografia che tra gli hobbisti, specialmente nell’ambito del modellismo. Di grande duttilità e utilità, l’aerografo trova infinite applicazioni: tra i carrozzieri per le decorazioni di auto, moto, caschi, tra i pasticceri per le decorazioni delle torte, tra i pittori per dipingere particolari sulle loro opere, tra gli artisti del body painting per colorare i corpi delle modelle, tra le onicotecniche per abbellire le unghie delle clienti, tra i liutai per dipingere le chitarre elettriche e tra i modellisti per pitturare con precisione particolari che renderanno il loro modellino il più fedele possibile all’originale. Senza togliere nulla al suo vasto utilizzo in ambiti industriali per dipingere materiali di vario tipo. Insomma l’aerografia è sempre più diffusa, ma vi siete mai chiesti da dove proviene questo strumento, chi l’ha inventato, insomma qual è la storia dell’aerografo?


Perchè nacque l'aerografo

La storia dell'aerografo


I primi prototipi storici di aerografo sono datati XIX secolo. Partiamo da una scoperta: nel 1831 il fisico francese Luis Jacques Mandè Daguerre scoprì che i vapori di mercurio potevano rendere possibile la impressione di una immagine su lastre di rame argentato, sulle quali prima di allora non era possibile. Nel 1839 riuscì a creare una rudimentale immagine fotografica, che divenne in sostanza il prototipo della fotografia moderna: si trattava di una lastra di argento che anneriva per effetto della ossidazione a contatto con l’aria, apparendo però approssimativa nei dettagli. Fu un successo: pittori, scrittori, archeologi, architetti e avventurieri volevano tutti trasformarsi in “reporter” avvalendosi di questa invenzione. Vi erano ancora molti limiti, però: contrasti molto netti senza mezze tinte, e oltretutto solo in bianco e nero. Ecco che nacque l’esigenza di intervenire manualmente. Si faceva con un pennello, dapprima, ma poi si cercò una soluzione più minuziosa e precisa.


L'aerografo venne inventato da un gioielliere

La storia dell'aerografo


La prima esigenza di un aerografo fu, quindi, nel fotoritocco. Furono tanti i fotografi che provarono a trovare una soluzione per donare una precisione maggiore alle immagini, ma sembra che nessuno di essi riuscì ad inventare lo strumento adeguato alla causa. Ci riuscì un gioielliere a inventare l’aerografo: Abner Peeler, nel 1879. Dopo aver assemblato artigianalmente alcuni oggetti presenti nel suo laboratorio (per la precisione un cucchiaino da marmellata, un ago di una cucitrice, un cacciavite piegato, qualche pezzetto di ferro adeguatamente piegato e alcuni blocchetti di legno) riuscì a creare uno strumento che si poteva collegare a un compressore per spruzzare sostanze, colori, vernici o semplice aria compressa in maniera piuttosto precisa. Probabilmente la sua invenzione serviva per la pulizia delle pietre o per trattare alcuni materiali preziosi con solventi o coloranti, fatto sta che la chiamò “paint distributor”, ovvero “erogatore di colore”. Quando entrò in contatto coi fratelli Charles e Liberty Walkup, questi investirono subito nell’idea perché erano a conoscenza della necessità che persisteva nel campo del fotoritocco. Nel 1882 fu messo in vendita e fu subito un grandissimo successo.


Quando nasce l'arte dell'aerografia

La storia dell'aerografo


A cavallo del 1892 e il 1893 vi fu a Chicago un evento chiamato “Fiera Internazionale”, dove l’aerografo fu il vero protagonista. Presenziò anche una affermata società di produzione di articoli per belle arti, che aveva fama nel campo della pittura per ceramica e della pirografia: la “Thayer e Chandler” di Chicago, del norvegese Henry Thayer e dell’inglese Charles Chandler. Thayer e Chandler presentarono un aerografo nuovo, sostanzialmente diverso da quello di Walkup, che assomigliava più ad una penna, e che funzionava come un atomizzatore, rispetto al primario progetto di Peeler basato su ventola ed ago. Il progettista Charles Burdick conosceva molto bene il progetto Peeler e si ispirò per introdurre modifiche quali la impugnatura a penna, molto più confortevole e che dava possibilità di essere più precisi nel lavoro. A Burdick venne attribuita la vera paternità della scoperta, per il solo fatto che il suo progetto divenne in seguito quello a cui si ispirarono universalmente le aziende produttrici e di cui i nostri aerografi sono i diretti discendenti. Da quel momento l’aerografia si applicò in tutti i settori artistici o dove poteva servire un tocco di colore in più dato con la grazia e la precisione di un aerografo.

Oggi sono tante le varianti di aerografi e le fasce di qualità e prezzo sul mercato. Noi di Viceconti sappiamo benissimo che per lavori precisi occorrono strumenti di qualità: ecco perché nella nostra gamma di prodotti non troverai mai aerografi di bassa qualità, ma solo gli aerografi delle migliori marche: produttori che stanno facendo oggi la storia dell’aerografia.

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